“Ogni sofferenza umana, contiene in sé il germe della felicità, basta saperla ascoltare con disponibilità” (E. Fromm)

 

 

 

 

L’incontro con lo Psicologo

Le strategie che mettiamo in atto di fronte ai problemi, alle sfide che la vita ci pone le impariamo sin dall'infanzia e si consolidano nel tempo, attraverso l'esperienza e la maturità.
Alcune strategie ci saranno utili per tutta la vita e in tutte le situazioni. Altre risulteranno inefficaci e questo non perchè ci manchi qualcosa o perchè si sia sbagliati ma perchè in quella situazione non ci siamo mai trovati prima, quindi non abbiamo gli strumenti adatti per fronteggiarla!
Diventati adulti è difficile riuscire a cambiare un modo di pensare o di agire di fronte a situazioni mai sperimentate nel passato. Spesso si cerca di mettere in atto strategie che conosciamo o si tenta di trovarne di nuove.

Laddove le varie strategie utilizzate falliscono, ecco che si manifesta il malessere, l'ansia, la paura per qualcosa che non sappiamo fronteggiare: condizioni queste normalissime, umane.
Un bambino appena nato,che non sa ancora parlare e che dipende totalmente da un adulto, metterà in atto la strategia donatagli dalla natura e presente dai tempi più antichi: il pianto, che richiamerà l'attenzione dell'adulto.
Un altro esempio: vi è mai capitato di essere a casa, in silenzio, immersi nei vostri pensieri e di udire all'improvviso un fortissimo rumore proveniente dall'esterno?
La prima reazione? Probabilmente vi siete girati immediatamente verso la fonte del rumore con il cuore che vi palpitava in gola.
Che tipo di reazione è stata? Un riflesso innato nella natura umana, funzionale agli uomini primitivi in situazioni di pericolo.
La paura di qualcosa di sconosciuto ha attivato il vostro corpo (il cuore che batte, le orecchie tese, i muscoli rigidi) e vi ha reso pronti a scattare in caso di pericolo.

Questi esempi servono a dimostrare che tutte le reazioni emotive e/o fisiche messe in atto in particolari situazioni fanno parte della natura umana e hanno una loro funzionalità o almeno l'avevano.
Quindi, l'ansia, la depressione, il panico non sono sintomi di pazzia, ma reazioni naturali, esagerate, frutto di strategie che in quella situazione non sono più funzionali.
Lo stesso discorso, certo qui molto riduttivo, può essere fatto per vari altri disturbi: idee ossessive, disturbi sessuali con l'ansia e il disagio che comportano, disturbi alimentari, fobie ecc..
Manifestazioni differenti di modi di pensare non più funzionali.

Con l'aiuto dello psicologo la persona impara a capire che la mente umana mette in atto le più svariate strategie per fronteggiare le situazioni difficili e/o dolorose: alcune funzionali, altre no.
Quando le strategie agite abitualmente diventano limitanti per la vita di una persona e scarsamente utili nella risoluzioni dei problemi quotidiani, l'aiuto di un professionista può rivelarsi molto importante per apprendere nuove modalità comportamentali, più funzionali a  fronteggiare i problemi della vita.

 

 

 

 "Più il corpo è vivo, più grande è l'essere" (Alexander Lowen)

“La psicoterapia è cercare se stessi per incontrare i propri sentimenti ed esprimerli “(Alexander Lowen)

 

 

 

La Psicoterapia

La psicoterapia è una relazione, fatta di ascolto empatico, di accoglienza, di supporto, di rispetto dei tempi psicologici del singolo individuo.

Talvolta si misura anche con disturbi gravi della personalità, ma nella maggior parte delle circostanze fare psicoterapia equivale a dire “prendersi cura di sé”.

Metaforicamente parlando, è un percorso, un viaggio nell’anima. E’ un rimettere insieme pezzi e fili della propria storia, scoprire o riscoprire, lati di sé dimenticati, valorizzare qualcosa caduto nel dimenticatoio, divenire consapevoli di come il “quello che eravamo” si leghi al “quello che siamo”, vedere possibilità nuove. In parole semplici, è trovare la propria strada in un momento in cui il proprio equilibrio sembra essere venuto meno.

Talvolta questo viaggio è molto breve, alcune volte breve, e altre volte un po’ più lungo: ciò generalmente dipende sia dalla situazione di partenza, sia dal “passo” con cui riusciranno a procedere la coppia terapeuta-paziente. Tuttavia, forse, più che chiedersi la durata del viaggio, bisognerebbe domandarsi cosa può dare questo viaggio, perché ritrovare la propria strada è, spesso, un riprendersi la propria vita.

Per quanto tempo?

Chi lo decide? 

“Rimarrà in terapia finché ritiene che ne valga il tempo, lo sforzo e il denaro che ci investe”(A. Lowen)

Come capisco se funziona?

 “Il criterio che permette di valutare il successo di una terapia è che questa metta in moto e promuova nel paziente un processo di crescita che possa continuare senza l’aiuto del terapeuta” (A. Lowen)

 

Paura di vivere di Alexander Lowen:

“I ruoli che assumiamo nella vita si strutturano nei nostri corpi come il nostro modo di essere nel mondo. Ma diventano poi gli unici modi in cui possiamo essere, e in questo modo ci limitiamo gravemente. Questo è un altro modo di affermare che il destino di una persona è determinato dal suo carattere che è strutturato nel corpo da tensioni muscolari croniche. Queste tensioni costituiscono 'modi di tenersi'. Ci sosteniamo, ci conteniamo, ci tratteniamo, ecc. Tenersi è una forma di controllo. Tenendoci, non permettiamo che il flusso dell'eccitazione scorra naturalmente, lo controlliamo. Questo tenersi [...] finisce per diventare inconscio. [...]
Sebbene il tenersi sia inconscio, lo stiamo 'facendo'. I muscoli volontari o striati sono sotto il controllo dell'Io. Le tensioni croniche di questi muscoli riflettono un'inibizione del Super Io contro l'espressione di certe sensazioni. All'inizio, le tensioni sono create coscientemente per bloccare l'espressione di un impulso che potrebbe rievocare una risposta ostile da parte dei genitori. Con il tempo, tuttavia, la tensione diventa cronica [...]. Non ci lasciamo essere [...]. Ci tratteniamo contro la rabbia, la tristezza e la paura, conteniamo i pianti e le grida, tratteniamo il nostro amore: facciamo tutto questo perché abbiamo paura di lasciarci andare, paura di essere, paura di vivere. [...]
La terapia [...] non è un modo di imparare come essere, ma come non fare.
Prendiamo la respirazione come esempio di ciò che voglio dire parlando di lasciarsi andare. Quando ero in terapia con Wilhelm Reich, il processo terapeutico comportava una respirazione profonda. Reich mi chiese di respirare mentre ero disteso sul lettino e, da 'bravo' ragazzo quale ero, cominciai a farlo. Non succedeva niente, perché non mi 'lasciavo andare'. Allora Reich disse: «Non farlo». All'inizio risposi: «Ma mi ha detto di respirare». «Sì», controbatté Reich, «devi lasciar andare il respiro, non farlo». Imparare che la respirazione non era qualcosa da fare mi richiese qualche tempo. Se 'mi lasciavo andare' o non facevo niente, avrei respirato facilmente e profondamente come un bambino o un animale. [...]
Trattenere il respiro è un modo efficace per ridurre le sensazioni. Questo è necessario quando le sensazioni sono troppo dolorose o troppo minacciose. Fin quando avrà paura di queste sensazioni, la persona non si lascerà respirare naturalmente. [...]
Il 'tenersi', seppur inconscio, è una difesa dell'Io contro le sensazioni che, in passato, sono state percepite come pericolose. Per esempio, una persona potrebbe aver paura della propria tristezza, sentendo che, se si arrendesse ad essa, cadrebbe in una disperazione così profonda a cui non potrebbe sopravvivere. [...] L'individuo nevrotico ha paura delle sensazioni [...]. Per questa ragione si potrebbe considerare la nevrosi una paura di essere o una paura della vita. [...]
Essere è lo stato di vita del corpo. Più il corpo è vivo, più grande è l'essere. La potenzialità dell'essere è ridotta da tutte le tensioni croniche che limitano la motilità del corpo. [...]
Se abbiamo paura di essere, di vivere, possiamo mascherare questa paura intensificando il nostro fare. Più siamo occupati, meno tempo abbiamo disponibile per sentire, essere e vivere. E possiamo ingannare noi stessi credendo che il fare sia essere e vivere. [...] Il ritmo frenetico e febbrile della vita moderna è una prova evidente della paura che abbiamo dell'essere e della vita. Fin quando questa paura esisterà nell'inconscio di una persona, essa correrà più in fretta e farà di più per non sentire la sua paura”