Approccio Umanistico

La Psicologia Umanistica propone un modo nuovo di concepire l’essere umano come una totalità (mente-corpo-spirito), strutturata e relazionale, che si muove nel mondo orientata verso un fine.

L’attenzione viene posta su ciò che la persona sente, vive e sperimenta e sul  significato che tutto ciò assume per lei.

Il nome Psicologia Umanistica deriva dal nome di una rivista, Humanistic Psychology appunto, fondata nel 1961 dallo psicologo americano Anthony Sutich. Quel nome fu adottato l’anno successivo, nel 1962, da un gruppo di psicologi riunitisi sotto la guida di Abrahm Maslow per fondare una nuova Associazione, l’American Association for Humanistic Psychology, che si proponeva come finalità essenziale quella di studiare le dinamiche emozionali e le caratteristiche comportamentali di un’esistenza umana piena e vitale.

Maslow definì tale movimento “Terza Forza” proprio perché metteva  in luce una terza teoria della natura umana rispetto alla psicoanalisi classica e al comportamentismo positivistico .

I punti chiave possono essere così sintetizzati:

- Attenzione sulla persona, sull’esperienza quotidiana e sul significato che questa ha per la persona stessa

- Nuovo interesse per certe qualità tipicamente umane come la scelta, la creatività e l’autorealizzazione

- Attribuzione di priorità al bisogno di significatività rispetto a quello di mera oggettività nella selezione dei problemi e dei metodi di ricerca

- Valorizzazione della dignità della persona e interesse primario allo sviluppo del potenziale d’ogni essere umano

Come ha scritto infatti Abraham Maslow in Psicologia della scienza (1961):

"per lo psicologo umanista la moneta essenziale nel campo del sapere è la conoscenza diretta, intima, esperienziale. Devo avvicinarmi a ogni persona come a una realtà assolutamente unica e irripetibile".

Anche Carl Rogers, un altro dei padri della Psicologia Umanistica, adotta il concetto di autorealizzazione quale obiettivo esistenziale dell’essere umano nella sua opera “La terapia centrata sul cliente” (1951). Egli nutre una estrema fiducia nelle possibilità dell’uomo di riscattarsi dai condizionamenti della natura e della società e perciò di ambire alla realizzazione di tutte le potenzialità che abitano in lui.

Rogers individua alcune caratteristiche imprescindibili cui il terapeuta deve attenersi per stabilire un rapporto empatico, di stima e di fiducia reciproca con il paziente:

- Congruenza Personale: il terapeuta non interpreta alcun ruolo e rivela una congruenza tra l’immagine cosciente di sé e ciò che sperimenta organismicamente

- Spontaneità e Genuinità: sono caratteristiche fondamentali per instaurare un clima di fiducia reciproco ed un contatto umano che contribuisce a creare un rapporto terapeutico favorevole alla guarigione del cliente

- Accettazione Positiva ed Incondizionata: il terapeuta accetta pienamente il cliente, non è direttivo e non si impone su di lui e si astiene dall’esprimere giudizi o da spingerlo al cambiamento

- Comprensione Empatica: il terapeuta è in grado di mettersi nei panni del cliente, di percepire ciò che questi sente senza però entrare in completa fusione con lui

Queste condizioni consentono di condurre il paziente verso la strada del cambiamento attraverso un processo di facilitazione di lettura della realtà e dei propri vissuti esperenziali che avviene grazie all’atteggiamento umano ed empatico del terapeuta. Tali atteggiamenti, quindi, consentono la liberazione delle potenzialità umane ed il raggiungimento di livelli di sviluppo più sani ed integrati.

 

 Approccio Bioenergetico

“I dolori del corpo non sono altro che il prolungamento di quelli dell’anima”

La Bioenergetica è lo studio della personalità umana dal punto di vista dei processi energetici del corpo. Questi processi, cioè la produzione di energia attraverso la respirazione e il metabolismo e la scarica di energia tramite il movimento, sono le funzioni basilari della vita.

La quantità di energia di cui si dispone e l'uso che se ne fa, determinano il modo di rispondere alle diverse situazioni che quotidianamente si presentano. Maggiore è l'energia che si ha a disposizione, maggiore è l'efficacia con cui le si affronta.

La Bioenergetica è anche una tecnica di psicoterapia che associa il lavoro sulla mente al lavoro sul corpo e in questo caso è più corretto parlare di Analisi Bioenergetica.

L'Analisi Bioenergetica è stata messa a punto negli anni '60 dallo psicoterapeuta americano Alexander Lowen e trova la sua origine nell'opera di Wilhelm Reich. Lowen ha rielaborato e sviluppato la teoria e la pratica terapeutica di Reich dando maggiore attenzione alla relazione tra i livelli cognitivo, emozionale e corporeo e alla respirazione; elaborando strumenti  ed esercizi corporei per ridurre lo stress psicofisico; introducendo il concetto di grounding per definire l'essere in contatto con il proprio corpo e le proprie emozioni.

L'idea alla base di questa tecnica è che ciò che succede nella mente riflette ciò che succede nel corpo e viceversa. L'obiettivo che si propone è quello, infatti, di aiutare la persona a "tornare ad essere" con il proprio corpo, risolvere i problemi emotivi ed ampliare il potenziale energetico a disposizione.


Il postulato fondamentale su cui si fonda la Bioenergetica è che “non abbiamo un corpo” ma “siamo il nostro corpo”, espressione della nostra vitalità, del nostro passato, del nostro presente e delle nostra esperienza personale e interpersonale, delle nostre consapevolezze, dei nostri processi inconsci, dei nostri moti, e delle nostre emozioni.

Mente e corpo si possono influenzare reciprocamente. Quello che si pensa può influenzare il modo in cui sentiamo ed è ugualmente vero il contrario. Questa interazione è, tuttavia, limitata agli aspetti consci o superficiali della personalità. A un livello più profondo, inconscio, sia pensare che sentire sono condizionati da fattori energetici.
L'emozione ha spontaneamente un corrispettivo corporeo e i meccanismi di difesa messi in atto dal bambino in modo prolungato li ritroviamo nel corpo dell'adulto sotto forma di tensioni muscolari croniche.
Le tensioni muscolari sono infatti leggibili anche in termini di emozioni bloccate. Fin da bambini abbiamo dovuto confrontarci con un ambiente esterno (a cominciare dai nostri genitori, in primo luogo nostra madre) che hanno inibito la naturale espressione delle nostre emozioni, costringendoci a trattenerle e a trattenere con esse il movimento espressivo che le accompagnava (gesto, pianto, riso, postura corporea, mimica facciale), dando luogo a un blocco muscolare. Crescendo, questi blocchi muscolari si sono trasformati in quella che già Reich aveva chiamato la nostra "corazza" o "armatura" muscolare, che di fatto è anche una "armatura caratteriale", perché la difesa assunta nei confronti dell'ambiente esterno e dei suoi stress negativi e traumatici diventa una vera e propria struttura caratteriale , uno stile di personalità che manteniamo da adulti. 
Le tensioni insomma creano un vero e proprio "blocco" muscolare, che impedisce il fluire dell’energia non solo nell’area interessata dal blocco, ma in tutto l’organismo. Quando si consente alla tensione muscolare di scaricarsi, e quindi ai muscoli di rilassarsi, l’energia riprende a circolare liberamente, col risultato di rimetterci in contatto con il corpo e le emozioni in esso trattenute, fin dalla nostra infanzia.

Le modalità principali attraverso cui modificare i processi energetici sono il respiro e il movimento. Si impara presto nella vita che trattenere il fiato può sopprimere sentimenti dolorosi o spaventosi. Limitare la profondità del proprio respiro riduce l’intensità di tutti i sentimenti. Il meccanismo della diminuzione del respiro e dalla soppressione del sentimento è il blocco del movimento spontaneo attraverso la tensione muscolare o la rigidità. Quindi, ogni muscolo cronicamente teso nel corpo riflette un conflitto interno tra un impulso o sentimento e l’espressione di quell’impulso o sentimento. La tensione muscolare immobilizza il corpo, cosa che riduce il sentimento rendendo insensibile o per certi aspetti morta, la persona. L’essere vivi è inversamente proporzionale alla rigidità.

Nella terapia bioenergetica si arriva ad avvertire la rigidità e l’insensibilità personale, mentre si entra in contatto con sentimenti soppressi attraverso la respirazione più profonda e il movimento. 
Attraverso esercizi corporei si può aiutare l’individuo ad entrare in contatto con il proprio corpo, divenendo man mano consapevole delle proprie tensioni, delle proprie emozioni e dei propri bisogni. 
Gli esercizi  mirano a radicare una persona alla realtà, che è prima di tutto una realtà corporea, fatta di sensazioni ed emozioni.

Oltre al grounding e al respiro, la bioenergetica sottolinea l’importanza della voce. Poiché da bambini, per ragioni culturali e di educazione, siamo stati inibiti nell’uso della voce e bloccati in quella che rappresenta una delle più importanti modalità di espressione delle nostre emozioni, questo blocco è diventato cronico e si manifesta con tensioni nella zona della gola, del collo e della mascella. Con gli esercizi bioenergetici possiamo a poco a poco far uscire i nostri suoni - sospiri, gemiti, pianti o risate, sbadigli, urla - e riappropriarci della possibilità di dare voce alle emozioni.

L’obiettivo in bioenergetica non è mai quello di "eseguire bene" un certo esercizio, di dimostrare la propria abilità o di effettuare una "performance", ma di sentire le sensazioni e le emozioni che via via si sviluppano nel corpo nel movimento e accettarle per quello che sono, senza paura di perdere il controllo o di essere giudicati, dagli altri e da se stessi. Rilassandoci in questa nuova possibilità, possiamo finalmente darci l’obiettivo di "essere qui e ora", presenti a noi stessi, testimoni che prendono nota di quello che accade, qualsiasi cosa sia, spostando l’attenzione, l'ascolto, l'apertura verso il centro di sé.