Alla riconquista della gioia, la psicoterapia in aiuto a chi sta per arrendersi.

Alexander Lowen, patriarca della psicanalisi, traccia una mappa dei malesseri dell’uomo contemporaneo.

«Fu proprio Sigmund Freud a scoprire l’esistenza di un fattore bioenergetico dietro l’elemento sessualità. Si rese presto conto, il fondatore della psicanalisi, che il concetto di libido individuale spaziava oltre un’idea specificamente mentale, che comprendeva cioè il senso di una forza fisica».

Poche battute per l’inizio di un ricco seminario, organizzato dalla SIAB, Società Italiana di Analisi Bioenergetica e dedicato agli addetti ai lavori. Niente stampa e tv per questa veloce apparizione romana, peraltro attesa da lunghi anni, del grande vecchio della psicanalisi contemporanea.

Ottantaquattro anni di fresca energia, lucidissimo, determinato nella sintetica revisione di quelle intuizioni che gli hanno permesso di sviluppare in maniera originale e terapeuticamente significativa l’opera dei suoi maestri Freud e Reich. Chiaro come solo pochi grandi nel mondo analitico, Alexander Lowen, si mostra subito deciso a stroncare le annose diatribe interdisciplinari storicamente presenti in seno al movimento psicoanalitico e riproposte in aula da alcuni illustri allievi italiani dell’IIBA, International Institute for Bioenergetic Analysis di New York, fondato e diretto dallo stesso Lowen.

«Non sono qui per orientarvi politicamente - risponde perentorio ad alcune chiare provocazioni - né tantomeno per fornirvi dotte argomentazioni filosofiche sull’arte di vivere. La vita è un viaggio il cui significato si trova nel viaggio stesso e non nella destinazione. Perciò è importante massimamente focalizzarsi su se stessi ed essere in contatto con i propri sentimenti ed esprimerli. Molto diversamente dallo stile di vita tipico della società contemporanea».

Il dibattito è aperto, forte dell’affascinante verve del maestro. Domande a tutto campo, risposte chiare, precise. Di contenuto ricchissimo, da elaborare clinicamente.

Approfittiamo di questo spazio ufficiale per porre a Lowen quesiti d’interesse comune, con il cortese contributo di alcuni colleghi. Qualche altra risposta riusciamo a strapparla negli intervalli fra le varie dimostrazioni cliniche dal vivo: un laboratorio di rara incisività.

- Professor Lowen, dal modello freudiano all’Analisi Bioenergetica ...

«Non trovando una prova scientifica dell’esistenza di un fattore energetico a monte della sessualità, Freud abbandonò l’idea. Ciò fu abilmente ripreso da Wilhelm Reich, mio maestro e analista, che accettò la sfida dell’energia. In breve, la sessualità è un processo energetico, oltre che psicologico: la sua funzione è di scaricare l’energia in eccesso presente nell’organismo. Coinvolgendo l’intero corpo in un movimento convulsivo, il sentimento della sessualità si esprime liberamente in quello che chiamò l’orgasmo, un’esperienza di estasi secondo Reich. Queste le radici dell’Analisi Bioenergetica»

- L’analisi ad hoc per i malesseri dell’uomo del Duemila.

«Poche persone provano oggi la gioia di vivere. Per la maggior parte delle persone la vita, spesso, si riduce ad una sofferenza, ad uno sforzo continuo per la sopravvivenza. Una lotta quotidiana che per il raggiungimento di un pizzico di gioia prevede tanto dolore. E così ci reprimiamo, non viviamo, non dormiamo bene, e alla fine ci ammaliamo fisicamente. Tutto ciò, voglio dire, non è equilibrato per la nostra natura di base. Questo squilibrio, questo guasto, è causato sostanzialmente da un conflitto fra due funzioni primarie dell’organismo, le funzioni dell’io, della mente, e le funzioni del corpo.

Queste ultime risultano estremamente semplici: il corpo vuole star bene, vuole essere libero, vuole fare ciò che ha voglia di fare. La mente, invece, si oppone: non tutto è permesso, è troppo pericoloso: ti farai male. E la mente ha ragione, nel senso che il conflitto che si stabilisce molto presto nella nostra infanzia rimane scolpito in una ferita. Da bambini, per questo abbiamo veramente avuto paura di morire; perciò la mente toglie al corpo ogni chance, imponendo alla persona: non arrenderti mai più al tuo corpo, non lasciare mai che il corpo prenda il sopravvento, non avere troppi sentimenti nel senso di non “sentire” troppo. È più sicuro. Dunque, noi sopprimiamo il corpo e diminuiamo i suoi sentimenti.»

- Una repressione dell’energia che si canalizza altrove.

«Certo. È così che poniamo enfasi sul lavoro, per esempio. Ma non lavoro per provare più piacere: lavoro per avere più potere. Per diventare più ricchi, avere più auto, sempre più importanti. Come se questo avere, queste cose, questi oggetti, potessero proteggerci dalla paura dei sentimenti che abbiamo dentro di noi. Sono arrivato ad una semplice conclusione che è alla base del libro che ho appena finito di scrivere. La gioia di vivere? E' data dal semplice arrendersi alla vita e al corpo e la psicoterapia ha a che fare con tutto ciò. E’ cioè un aiuto a ritrovare quella gioia che è possibile rintracciare dentro se stessi. L’uomo è alla continua ricerca del piacere e della gioia, ma quando si arrende al suo corpo si trova di fronte a dei sentimenti che fanno molta paura».

- Sentimenti primari?

«C’è una tristezza dentro di noi, una tristezza che è quasi disperazione, è al confine con la disperazione che nasce dal pensiero che non troveremo mai l’amore vero. Questo sentimento è un riflesso di qualcosa di antico, di ciò che abbiamo provato quando eravamo molto piccoli. C’è, quindi, dentro di noi la rabbia,  forte abbastanza da farci uccidere: ci è stata negata la nostra gioia di bambini. E c’è anche una paura dentro di noi, se ci arrendiamo, se il nostro io si lascia andare a questi sentimenti impazziremo. Questi temi rappresentano il fulcro di una terapia».

- Che cosa succede di solito inizialmente, nel corso di una psicoterapia?

«Cercando di comprendere a che punto il paziente si trova e guidandolo fino all’inferno che sta dentro, nel profondo del suo essere, si ripete la storia della Divina Commedia dantesca. Il terapeuta è la guida, il paziente ha molta paura, come Dante quando si sente perso nel bosco mentre ascolta i ruggiti degli animali selvaggi. Dante chiede aiuto in Paradiso a Beatrice che lo rassicura: sarà Virgilio ad aiutarlo, perché l’unico modo per tornare a casa è passare attraverso l’Inferno, il Purgatorio e solo alla fine il Paradiso. La ragione per cui Virgilio è in grado di aiutarlo è semplice: Virgilio stesso ha già fatto quel viaggio».

- Una metafora perfettamente calzante con l’avventura terapeutica.

«Nella misura in cui lui stesso ha già fatto il viaggio, il terapeuta è l’unico che può aiutare il paziente nel suo cammino. Avendolo già fatto, egli stesso ne conosce i pericoli».

- In questa chiave, la volontà può diventare una resistenza alla crescita personale in ambito psicoterapeutico?

«La volontà ostinata è una resistenza dell’io, la volontà appartiene all’io, il volere è, invece, un sentimento; questi due aspetti sono perennemente in conflitto nella nostra società: la volontà di vivere non basta per gioire della vita, anzi. Il volere, il desiderio, sta dentro il corpo, è il sentire. L’obiettivo di qualsiasi terapia è liberare “la testa” e riequilibrare l’energia corporea».

- Oltre ogni definizione accademica, cos’è la psicoterapia?

«È cercare se stessi per incontrare i propri sentimenti ed esprimerli».

- Un po’ come ritornare alla freschezza del bambino?

«È questo. L’esperienza del bambino è priva di mediazioni: prima corporea e poi elaborata nella mente. Ma la mente è solo una creatrice di immagini e non la sentiamo. Il sogno, per esempio, riflette perfettamente ciò che sta accadendo nel corpo».

Ritrovare un sano bambino interiore, dunque, è la “semplice” ricetta di un grande psicoanalista per l’uomo del Duemila. Un antidoto alla folle corsa al potere, al prestigio, al denaro: tutte espressioni (lo scrive Lowen in un suo bellissimo libro) della “paura di vivere”.

Intervista ad Alexander Lowen di Michele Rossena, Roma, Convegno S.I.A.B. - 1.10.1993